Nella sua prima mostra personale in Germania con il titolo Claroscuro, Juan Eugenio Ochoa mostra diverse opere nate appositamente per questa mostra.
Claroscuro, che in spagnolo significa luce-buio, non è solo il titolo della mostra ma va inteso come modus operandi. Juan Eugenio Ochoa si concentra sul fenomeno della luce, che costituisce un aspetto caratteristico dei suoi dipinti. Usando un’espressione del campo della fotografia si potrebbe descrivere tutte le sue opere come una sorta di sovraesposizione. La luce intensa rende quasi impossibile per l’osservatore vivere l’immagine nel suo insieme, poiché la luce forte fa abbagliare i nostri occhi. Già nel XVII secolo il filosofo inglese Francis Bacon descrisse questo stesso fenomeno in un suo estratto: Invisibili, dopo una grande luce, se venite improvvisamente nel buio, o al contrario, fuori dal buio in una luce abbagliante, l’occhio è abbagliato per un certo tempo, e la vista confusa.
Il fenomeno della luce è sempre e necessariamente legato a quello dell’ombra. Ciò significa che anche l’ombra e l’oscurità ottengono un grande
ruolo nell’opera di Ochoa. L’artista gioca con lo stimolo ottico di chi guarda e lo fa molto bene.
Allo stesso tempo si concentra principalmente sul modo figurativo dell’immagine e sulla sua dimensione astratta. L’artista ci presenta nei suoi quadri una sintesi astratto-figurativa, una gamma di soglia tra l’apparizione dell’immagine e la scomparsa dei suoi contorni in un’astrazione geometrica definita o indefinita.
Il giovane artista colombiano mette su tela dipinti virtuosi alla maniera dei vecchi maestri olandesi, condotti con tecnica perfetta. La particolarità della pittura a olio, cioè lavorare con una varietà di strati diversi di vernice, viene nella sua arte molto accomodante. La stratificazione pittorica ottenuta con la sovrapposizione di trasparenze e veli luminosi avvolge il profilo morfologico dell’immagine che non può essere identificato con precisione.
Uno spettro quasi mistico si diffonde sui volti gentili di giovani ragazze e donne che emergono dalle immagini sfocate tenute in bianco e grigio, come da un altro mondo. L’artista non si occupa veramente del
soggetto che si presenta in apparenza, ma piuttosto il processo di rivelazione. Per lui è il mistero della rivelazione che promuove il dialogo tra la dimensione figurativa e quella astratta dell’immagine, che invece di entrare in polemica, si basa su una sempre reciproca amplificazione e arricchimento dei due standard di rappresentazione pittorica originariamente così contrastanti. Il processo di osservazione torna così, ancora una volta, ad analizzare e riaffermare la natura essenziale della pittura: essere un fenomeno sensibile e percettivo.

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