“Fragments of self” rappresenta un viaggio dentro se stessi, una riflessione sull’identità più recondita dell’animo umano. Tra sguardi sospesi e luoghi lontani, le opere di Juan si cristallizzano in un’atmosfera rarefatta che evoca un tempo remoto o forse mai esistito.

Non sono elaborazioni fotografiche né stampe digitali, il suo è un lavoro manuale che prende solo spunto da quei ricordi lontani, scovati in vecchi album di famiglia.

Soggetti sgranati di foto d’epoca o individui persi tra la folla diventano quindi i protagonisti assoluti, che riscoprono con prepotenza la propria identità.

Le opere di Juan Eugenio Ochoa offrono in questo senso una splendida chiave di lettura per la tematica della XIV edizione di Paratissima “Feeling different, partendo dal presupposto che l’adolescenza è per antonomasia il periodo più confuso dell’esistenza, in cui si assiste ad una precipitosa evoluzione, durante la quale risulta molto difficile mettere a fuoco la propria personalità. I volti evanescenti delle tele risvegliano proprio quel senso di inadeguatezza, talvolta dolorosa che accompagna l’adolescente verso l’età adulta.

I contorni poco nitidi lasciano inoltre spazio al visitatore di ricreare mentalmente i connotati, scegliendo deliberatamente tra i volti del proprio passato. L’ambivalenza è un tema ricorrente nel lavoro del giovane Ochoa, che dopo molte ricerche sulla pittura analitica è giunto a questa soluzione innovativa in cui l’astrattezza strutturale si combina all’immagine iconica, concedendo un ampio margine anche alla riflessione sui materiali.

Un ultimo spunto di riflessione va sicuramente dedicato all’ombra, elemento chiave in ogni sua opera, perché è proprio lì, lontano dalla luce riflettente, che l’immagine prende forma, in cui volti emergono dalle telecon amara delicatezza, attraverso contrastanti bagliori.

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