Tratto da: rivistasegno.eu

“la realtà, senza gli strumenti della ragione, ci apparirebbe tutta astratta”.

L’opera di Ochoa restituisce delle Ògure sfocate, Òltrate, che sono la rappresentazione iperrealista del nostro vissuto fatto di immagini, fotograÒcamente deÒnite solo nell’istante eÕmero in cui sono consumate.

A rendere ancor più interessante il suo lavoro è la tecnica: i ritratti leggeri ed evanescenti sono generati non da un meticoloso lavoro di pennello, ma da un lavoro di eliminazione del colore attraverso con una grossa spazzola ruvida ed una gestualità aggressiva.

Considerato dalla critica uno dei più interessanti interpreti della pittura contemporanea, si è aggiudicato prestigiosi premi dedicati a questa disciplina. Alla carriera d’artista Ochoa aÕanca quella del cardiologo; il suo lavoro riÓette e distilla l’antitesi fra il desiderio medico del curare, quindi di ristabilire un ordine naturale, e quello artistico del destabilizzare attraverso il dubbio e l’incertezza.

Tratto da: Arte Magazine

Si intitola “Illusioni ottiche” la mostra curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, che vede esposte, presso la White Noise Gallery, le opere degli artisti Diegokoi e Juan Eugenio Ochoa.

Entrambi gli artisti, nella loro ricerca, si confrontano con la figura umana, riproducendo la sua immagine attraverso linguaggi diversi, ma comunque prossimi. L’iperrealismo di Diegokoi, che con il disegno crea quasi delle simulazioni fotografiche, trova infatti un’assonanza con i dipinti di Ochoa, che ha come riferimento base del proprio lavoro delle vecchie fotografie, da cui riprende i soggetti dei suoi quadri. L’aspetto percettivo è, sia per l’uno che per l’altro, molto importante, poiché l’illusione che gli artisti si propongono di creare, sarà l’esito dello stesso fenomeno percettivo che porta a vedere l’immagine.

Le opere di Diegokoi appaiono come frammenti rubati ad una quotidianità privata, inquadrata nel tondo dell’obiettivo di una macchina fotografica che li fissa per sempre. L’occhio è illuso di vedere un certo tipo di realtà, ma la verità è un’altra. Solo l’osservatore attento potrà cogliere i segni che il gesto dell’artista ha lasciato sulla carta e che svelano l’illusione, divenendo una sorta di ponte tra le due realtà.

Il lavoro di Ochoa, illude l’osservatore in altro modo. Guardando le sue opere, si ha la sensazione di trovarsi davanti a immagini del passato, sbiadite ed evanescenti. In realtà, l’artista rielabora delle foto, ponendo l’attenzione su alcuni soggetti, che riproduce con tecnica a olio su tela. Successivamente elimina la pittura tramite l’uso ripetuto di una grossa spazzola. Il risultato sono ritratti leggeri ed eterei, che sembrano essere realizzati mediante velature di colore. La dissolvenza delle opere sembra determinare una discrepanza temporale, per cui ogni figura può essere l’immagine di un ricordo o lo sprazzo di una realtà futura.

La realtà, il tempo, la memoria sono caratteri fondamentali per la ricerca di ciascun artista, entrambi, infatti, si relazionano ad essi per generare altre realtà. Il rapporto con la fotografia implica il confronto con il ricordo, con qualcosa che lo scorrere della vita ha mutato, ma che lo scatto ha fermato per sempre. Ochoa e Diegokoi si confrontano con questi frammenti di tempo, in modo diverso. Il primo si rapporta maggiormente all’identità dei propri cari e comunque a soggetti che popolano l’immaginario del suo passato. Diegokoi lavora in prevalenza su foto realizzate per i fini delle proprie opere. In tutti e due i casi però, gli artisti “trasportano” questi spazi di realtà, in quello dell’opera, permettendo ai soggetti ritratti di vivere di nuovo e ancora.

Nel locale superiore della galleria, le opere dei due artisti sono messe a confronto, i loro mondi comunicano l’un l’altro. Nella project room, i due interagiscono, giocando l’uno con la sensibilità percettiva dell’altro, rendendo il visitatore parte attiva del gioco.

Testo di: Maria Kosovskaya

Juan Eugenio Ochoa, un pittore colombiano adesso in mostra a Roma. Che storia ha questo giovane ragazzo! La carriera di un cardiologo affiancata da quella di un pittore. Chissà cosa la sua mente curiosa potrà riservarci in futuro.

I ritratti di Ochoa sono molto evocativi di quei album sommersi sotto la polvere, nei comodini dei nonni che gelosamente custodiscono la nostra memoria. Non credo che sia casuale neanche il legame tra i due mestieri.

I lavori di Ochoa mi fanno venire in mente quelle lastre radiografiche in bianco nero che raccontano molto di noi, a volte troppo e fanno le diagnosi, non sempre desiderate. Olio su tela. Con la spazzola ruvida Ochoa toglie il colore negli spazi destinati ai tratti dei volti. Ha uno stile inconfondibile. Bravo. 

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