Strato su strato, velatura dopo velatura, rispettando i principi della più tradizionale pratica pittorica, e poi procedendo “per via di levare”: è così che Juan Eugenio Ochoa porta alla luce i propri volti. Sono tutti i protagonisti di Blu e Seta e di Lirica Analitica, i due percorsi espressivi degli ultimi anni, due progetti che hanno portato il giovane artista colombiano ad affinare gli strumenti di un fare pittorico rigoroso nelle procedure ma liberissimo nel risultato.

A colpi secchi di pennellessa, Ochoa manipola l’ombra, cavandola a forza dal campo luminoso del fondo: uno straordinario lavoro di sottrazione da cui nasce un consesso di presenze-assenze, messe in vibrazione dalla luce e dalla sua latitanza. Sono creature sulla soglia: della memoria, del ricordo, del tempo, volti su cui si sedimentano le tracce di intere generazioni passate.

Vengono Verso di noi e già se ne vanno, lontane nel tempo e nello spazio, inghiottite in una sospensione luminosa. Visioni in uno spazio evanescente eppure dotato di volume, perché Ochoa, come un artista del Quattrocento, cerca la prospettiva, e la trova modulando il blu, un blu labile, con cui costruisce lo struggente scivolar via di questi volti verso un altrove di cui non abbiamo memoria. O forse l’abbiamo.

E’ quella del dagherrotipo, della fotografia d’archivio, terra dei volti senza nome da cui l’artista prende le mosse, talvolta con un gesto sconvenientemente contemporaneo: li guarda dal cellulare, per trattenerli sotto le palpebre e restituirne l’imago sulla tela, senza disegno, senza mappe di orientamento.

Sinopie umbratili, costantemente in bilico fra superficie e profondità.
Artista colto e inesausto nella riflessione sui possibili estuari concettuali del proprio lavoro, nella serie recentissima Blu e Seta Juan Eugenio Ochoa va ancora più a fondo nella ricerca del valore semiotico dell’opera e accanto alla tela, suo strumento privilegiato, si cimenta con il più indocile dei supporti, il voile di seta, diaframma luminescente e opaco al tempo stesso, fissato su plexiglass.

E se nei lavori precedenti la luce era offerta dalla preparazione della tela, ora è tutta nella trama della seta. Ecco allora che, ancora di più, l’immagine si dilegua prendendo la strada di una trasparenza nuova, a stento trattenuta nel retro dell’opera, in un soffio, prima di sparire.

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